ORARI DI APERTURA / VISIT

OTTANTA

An international perspective. A local insight.

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Ingresso Libero / Free entrance

 

inaugurazione / opening

13.09.2013  

orario /time 19h00 / 7 pm

 

 

visite

dal / from 14.09.2013 a / to 26.10.2013

orari / visiting hours

martedì-venerdì dalle 16,00 alle 19,00  

tuesday - friday 4pm/7pm

sabato, domenica e festivi 10,00-13,00 e 16,00-19,00

saturday, sunday 10am-1pm and 4pm/7pm

 

Lunedì Chiuso Closed on Monday

 

LOCATION BIPIELLE ARTE / BPL CITY

La nuova sede della Banca Popolare di Lodi , progettata dall’architetto Renzo Piano e realizzata tra il 1991 e il 2001, sorge su un'area un tempo occupata dagli stabilimenti della Polenghi Lombardo, importante industria casearia lodigiana sorta alla fine dell’Ottocento - per opera dei fratelli Polenghi e di Antonio Zazzera - che conobbe un notevole sviluppo all'inizio del Novecento: il nuovo complesso architettonico sorge dunque su un tessuto preesistente, a conferma del principio - caro a Renzo Piano - che l’architettura per dirsi sostenibile deve essere rigenerativa. L’architetto genovese ha accolto sapientemente l’intento, condiviso dalla comunità locale, di riqualificare una vasta area di transito fra la stazione ferroviaria e il centro della città per restituirlo ai cittadini (e dunque non solo alla banca) rafforzando l'immagine della città nella sua nuova veste di capoluogo di provincia.

L’idea progettuale, messa a punto con Giorgio Grandi e Vittorio Di Turi, è quella di realizzare in quella zona precedentemente adibita a deposito del grano, un isolato urbano che gradualmente scopre il suo spazio interno. Dei corpi cilindrici ricordano per forma e colore gli antichi silos del grano della zona. “Con ironia abbiamo affidato a due di questi corpi il ruolo di caveaux”. Un terzo costituisce un volume tecnico, mentre quello più grande e più centrale è l’auditorium. Per evitare la separazione fra quartiere direzionale e città, linee di penetrazione dal fronte dell’isolato convergono verso la grande piazza interna, in parte coperta con una tensostruttura fatta di lastre di vetro sospese fra cavi e pendini di acciaio, con un giunto ferma vetro che costella il cielo trasparente. Le strutture di acciaio della copertura sono state messe a punto dalla Eiffel di Parigi. Il progetto del rivestimento in cotto antigelivo delle facciate è stato tradotto in prototipo, e poi in produzione, dall'azienda Il Palagio, che lavora le terre toscane imprunetine: dodici mattonelle estruse e scanalate, componendosi in quattro su tre file, formano il pannello della seconda pelle degli edifici, sorrette da una sottostruttura in acciaio inox; parimenti composti e supportati,ma con diverso tipo di ancoraggio, dei listelli in cotto realizzano i pannelli grigliati che davanti agli infissi fungono da brise soleil; in questi, dei pezzi speciali raccordano la seconda pelle con la parete retrostante in corrispondenza dell’imbotte dell’infisso. La parete retrostante è rivestita da un cappotto, per cui l’insieme funziona come una facciata ventilata e isolata. Il coronamento di copertura è risolto con lo sporto di una cornice in vetro stratificato e temperato che aggetta sorretta da mensole in acciaio e crea un passaggio leggero, appena verde, fra il rosato del cotto e l’azzurro del cielo. L’attacco a terra non è trattato in modo specifico: il rivestimento si interrompe a qualche centimetro dal suolo scoprendo l’intonaco giallo che copre il cappotto. Sul lungo fronte degli uffici dei tagli interrompono la cortina in cotto,arretrandosi e ancora mostrando la finitura a intonaco. Sempre su questo fronte risaltano evidenti, nella lunga prospettiva della facciata, le coperture a falde in metallo e vetro e, insieme, i timpani delle pareti di copertura e qualche corpo tecnico la cui presenza non è del tutto risolta. Che si tratti di una seconda pelle è volutamente ostentato. In corrispondenza degli ancoraggi del cornicione, degli ancoraggi della tensostruttura della copertura della piazza, così come nelle facciate dei corpi parallelepipedi e circolari, la seconda pelle si interrompe per lasciare al supporto di parete la sua funzione strutturale. Anche all’interno lo spazio è caratterizzato da materiali tradizionali raffinatamente interpretati: gli arredi degli uffici in legno e metallo, gli intonaci chiari, i grandi affacciamenti vetrati e la leggera scala con i gradini dalle alzate e dalle pedate vetrate come nello storico Padiglione del vetro di Bruno Taut.